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La vera storia babilonese della creazione: sumeri, alieni, annunaki, nibiru ed U.F.O.

La vera storia babilonese della creazione: sumeri, alieni, annunaki, nibiru ed U.F.O. Da alcuni anni si alzano voci di “studiosi”, “esperti”, “appassionati”, di storia, in particolare in riferimento alla Creazione, all’interpretazione di antichi testi, in gran parte scritti in lingue “morte”.







Le pseudo-traduzioni da questi testi, con notevole richiamo conseguente, affermano nuove rivelazioni su”Antichi saperi”. In particolare, si sente dire di tutto e di più sulla comparsa delle prime civiltà.
La Mesopotamia, con le straordinarie etnie che ha ospitato, è oggetto di “sconvolgenti” ipotesi, scoperte, neo-interpretazioni, supportate, purtroppo da molta fantasia e poco più.Emergono, quindi, “Nuove Verità” supportate dal nulla su alieniSumeriAnnunaki, Nibiru, astronavi antichissime, U.F.O. (ed altre ipotesi) che avrebbero portato o creato l’umanità sulla terra dallo spazio o modificato una civiltà già esistente sul pianeta.
Non sono certo qui a smentire con prove inconfutabili alcuna teoria, ma trovo che si sia fatto molto sensazionalismo e molta pubblicità, con relativo ritorno economico su fatti che non potremo mai provare definitivamente, ma ci sarà consentito solamente dare delle percentuali di veridicità su fatti, eventi, personaggi, fenomeni, di cui verremo a conoscenza col passare del tempo.
Riguardo, in particolare, alla Creazione, vi sono delle pagine “certe” che, senza timore di smentita descrivono, con gli occhi dei contemporanei di allora, narrazioni di questo straordinario evento.
L’Enuma Elis, ad esempioossia i testi che ci raccontano l’epica sulla Creazione, non parlano affatto di pre-sumeri, fatto che sarebbe stato ripetuto dai babilonesi certamente, se vi fosse stato qualcosa di veritiero a tal proposito sui testi sumeri, in quanto le lingue assiro-babilonesi discendono “direttamente”, appunto, dal sumero.
Con questo non voglio smentire ipotesi, salti in avanti, supposizioni, anche perché è giusto che si studi, si interpreti, si divulghi, ma questo deve essere fatto con correttezza e, soprattutto con molto tatto, cosa che non sta avvenendo. Come citato nel mio precedente articolo, la “Festa del Nuovo Anno” apriva la stagione liturgica e durante questo rito si recitava, appunto, l’epica della Creazione, direttamente derivata dal popolo di Sumer.
Marduk, Dio di Babilonia, combatte contro le forze del caos, evento che è alla base di quasi tutte le religioni esistenti: “origine = scontro tra ordine e chaos. Quindi, fino a qui, niente di nuovo. La vittoria di Marduk stesso e l’imposizione di nuove “regole” dettate,appunto, dal Dio della capitale mesopotamica. Questo, è il momento della “Creazione” babilonese,direttamente derivata dagli scritti sumeri: Marduk il più forte dei “giovani” Dei sconfigge i “vecchi” Dei, dell’ immobile ”non cambiamento” e “non-ordine”, quindi del caos.
Tiamat, la Madre Primordiale (evidentemente femmina, non “aliena” o “geneticamente modificata” o quant’altro si è addossato, appunto, recentemente), quindi, una “normale” Dea primigena. Nessuno si è azzardato ad affermare (purtroppo, ancora, ma avverrà…) che Gesù Cristo, il Buddha, Confucio, Maometto ed altri capostipiti di religioni moderne affermate a livello mondiale, fossero dei piccoli esseri con gli occhi neri, a mandorla che comunicavano con il pensiero.
Sull’origine della vita sulla terra, che ha avuto certamente una spinta unica, necessaria, indispensabile, dallo spazio, mediante le meteoriti portatrici degli amminoacidi costituenti essi stessi, la vita, ma da questo ad affermare che “certamente” ci sono altri esseri che ci hanno creato, effettivamente, c’è molto da provare, direi quasi tutto.
È sicuramente “possibile”, che ipotesi “alternative”, “impreviste” dimostrino prima o poi la loro veridicità, non sarò certo io a negarlo, anzi, dai miei scritti si può evincere la speranza che qualcosa di nuovo, sino ad oggi magari incredibile si “riveli” ma, da cultore dei supporti scrittori, quale sono (non è un merito, di certo, una caratteristica personale, la definirei) so che la cultura tradotta dall’orale allo scritto pervenutaci è risibile in confronto a quella tradotta da saperi “primigena”.
L’ottanta per cento del “sapere” antico è andato perduto, in guerre, devastazioni, saccheggi, furti, traffici, calamità naturali o causate dall’uomo, disastri ambientali e cosi’ via (basterebbe citare la distruzione dei circa 500.000, si suppone, testi raccolti e poi bruciati nella biblioteca di Alessandria d’Egitto). Sul rimanente venti per cento si è basata la civiltà umana dell’oggi.
La mia speranza è che “qualcosa di nuovo” si riveli, forse me lo sento, inconsciamente, dentro, ma purtroppo, e sottolineo, “purtroppo” dobbiamo basarci su “prove archeologiche” per conoscere il passato, e per poter affermare, per certo, un “qualcosa” di eccezionale, le prove devono essere molte, non bastano indizi, colti da “cercatori di notorietà” che si ergono a scienziati. La Scienza è la Scienza, il resto, è, giustamente, “pour parler”. 

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