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NASA, test di ibernazione per le missioni umane su Marte


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ROMA - La difficoltà oggettiva di poter raggiungere Marte con una missione umana, è l'ostacolo per realizzare un sogno lungo secoli: portare un uomo su un pianeta extraterrestre.
I problemi sono molti, dal pericolo delle radiazioni solari al consumo del carburante, ma soprattutto, superate le questioni tecniche, la durata effettiva del viaggio e lo stress fisico e mentale che potrebbe eventualmente comportare.


Parliamo infatti di una distanza che varia da un minimo di 58 millioni di km a un massimo di 400 millioni di km (solo andata), che con le strumentazioni di oggi, sarebbe percorsa in 180 giorni.
Niente a che vedere con i 4 impiegati per raggiungere la Luna.


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La NASA però non molla.
L'intenzione resta sempre la stessa: inviare una missione umana su Marte.
Ecco perchè l'agenzia spaziale americana sta sostenendo dei test per indurre gli astronauti in un sonno profondo, uno stato di ibernazione tramite inalazione di un gas refrigerante, durante il quale l'equipaggio sarebbe mantenuto in vita attraverso l'alimentazione per via endovenosa.
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Adottando una tecnica utilizzata comunemente negli ospedali, la NASA in partnership con l'azienda aerospaziale Spaceworks, sta mettendo a punto un modo per raggiungere lo stato di ibernazione dell'equipaggio.
Gli astronauti potrebbero essere messi in Ipotermia Terapeutica, uno stato di attività fisiologica ridotta che abbassa la temperatura corporea.
In questo modo si rallenta il metabolismo e si riduce il fabbisogno di ossigeno al cervello.
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Per raggiungere lo stato di ibernazione sarebbe quindi utilizzato il RhinoChill, un sistema di ipotermia trans-nasale realizzato negli USA.
La sua caratteristica è quella di agire direttamente sul cervello per ridurne le funzionalità e preservarlo da danni irreversibili, riducendi la temperatura corporea di circa un grado ogni ora fornendo refrigerante attraverso il naso.
La temperatura dovrà essere mantenuta costante tra i 32 e i 34 gradi C.
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Nel frattempo, impulsi elettrici dovrebbero stimolare i muscoli degli astronauti durante il letargo, assicurando che, al loro risveglio, non siano significativamente indeboliti.
Per svegliare il sonno profondo dell'equipaggio, basterebbe quindi interrompere il flusso refrigerante.
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La NASA ha finanziato una settimana di test su esseri umani, e i risultati sono stati promettenti.
Sono necessarie comunque ulteriori ricerche, ma se si rivelasse fattibile, si potrebbe ridurre la massa complessiva di un volo su Marte da 400 a 220 tonnellate, poiché si avrebbe bisogno di meno quantità di cibo, acqua e attrezzi da allenamento, garantendo un viaggio di andata e ritorno su Marte in piena sicurezza.

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