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Terra-Marte: «Spero non sia un viaggio di sola andata»

Giacinto De Taranto, 33 anni, ingegnere aerospaziale, è tra gli undici italiani selezionati per colonizzare il Pianeta rosso: «Spero non ci lascino morire lassù»



La prima missione, la più complicata, l’ha portata a termine: convincere la moglie Anna ad accettare che lui possa essere il primo uomo a partire per il pianeta Marte. Viaggio di sola andata. «Intanto il primo lancio è previsto nel 2024. E poi sono sicuro che qualcosa cambierà, non credo che ci lasceranno morire lì su Marte». 
Giacinto De Taranto, 33 anni, candidato astronauta, è un sognatore ma con gran senso di pragmatismo. Non uno sprovveduto: napoletano, laurea in ingegneria aerospaziale aeronautica, ha vinto una borsa di studio a Montreal ed è stato ricercatore in Kansas. Adesso è a Napoli, la sua città, in attesa di un lavoro e di una risposta da Mars One, il progetto per colonizzare il Pianeta rosso: primo equipaggio (due donne e due uomini) programmato tra dieci anni, 705 aspiranti ancora in corsa, undici italiani, tra cui lui.


«Non ho esitato»
«Ho saputo negli Stati Uniti che cercavano astronauti. Non ho esitato, anche se c’era quella clausola della sola andata». Prima un questionario con una quindicina di domande («Tipo: qual è stata l’esperienza più choccante? Ho risposto: un incidente in macchina, sono vivo per miracolo»). Poi un video di 60 secondi, nel quale convincere tutti di essere il candidato ideale e spergiurare di avere senso dell’umorismo. Richiesta curiosa. «Evidentemente danno importanza alla capacità di essere allegri, non vogliono musoni».
Come un reality
Il progetto della società dell’olandese Bas Lansdorp, sostenuto anche dal Nobel Gerard’t Hooft, è alla disperata ricerca di fondi (stime per il primo lancio intorno ai 5 miliardi di euro). La Endemol (quella che produce Il Grande fratello) si è fatta avanti. «Le troupe seguiranno i prossimi test, le prove di intelligenza e di adattabilità in un ambiente ostile», spiega De Taranto. Alquanto dubbioso: «In verità sognavo di andare nello spazio, non in un reality». Nonostante questo, insiste. «Sin da piccolo è stato il mio sogno, da quanto a 12 anni i miei genitori mi hanno regalato un telescopio».
Incubo
A detta degli scienziati del Mit di Boston rischia però di trasformarsi in incubo: secondo i loro studi nessuno può resistere su Marte per più di 68 giorni. E Mars One (per motivi economici, come onestamente ammettono gli organizzatori) non prevede biglietti di ritorno. «Nessuna sorpresa. È una materia che ho studiato e conosco bene», si mostra tranquillo De Taranto. «So che allo stato ci sono molti problemi da superare. Primo fra tutti, le radiazioni solari. Se non si trova il modo di schermarle è impossibile sopravvivere». Dunque? «Tutti gli esperti concordano che, se si vuole, l’uomo metterà presto piede su Marte. Non c’è solo questa iniziativa, altri privati e le agenzie spaziali internazionali stanno studiando come riuscirci. Adesso non abbiamo la tecnologia, ma io sono ottimista, tra dieci anni chissà». Per questo si è candidato e per questo Giacinto De Taranto spera di spuntarla. Nell’attesa, conduce una vita normalissima. «Ho un fisico quasi atletico, mi mantengo in forma con qualche corsetta. Mangio poca frittura e carne, ma questo da sempre». Con la moglie Anna assicura che va a gonfie vele. «Ho contatti per andare a lavorare in Francia o in Germania. Lei mi seguirà». Su Marte non potrà farlo. Ma ancora mancano dieci anni, se va bene. 

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