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Curiosity: Marte era ricco di laghi, le nuove rivelazioni della Nasa. Com'era 4 miliardi di anni fa

NASA - Il cratere Gale è stato un grande lago per milioni di anni. Su Marte potrebbero essere esistiti dei grandi bacini d’acqua, questo almeno milioni di anni fa. È quanto emerge dai nuovi dati inviati dal rover Curiosity alla NASA: sul Pianeta Rosso è probabile sia esistito un grande lago emerso, nonostante l’evenienza sia lontana nel passato. Una teoria che sconfessa le precedenti, poiché fino a oggi si è sempre ipotizzato l’acqua fosse presente solo nel terreno o in bacini sotterranei.

Billions of years ago when the Red Planet was young, it appears to have had a thick atmosphere that was warm enough to support oceans of liquid water - a critical ingredient for life. The animation shows how the surface of Mars might have appeared during this ancient clement period, beginning with a flyover of a Martian lake. The artist's concept is based on evidence that Mars was once very different. Rapidly moving clouds suggest the passage of time, and the shift from a warm and wet to a cold and dry climate is shown as the animation progresses. The lakes dry up, while the atmosphere gradually transitions from Earthlike blue skies to the dusty pink and tan hues seen on Mars today. 



Il tutto nasce dalle prime analisi del monte Sharp, una montagna di ben 5.500 metri all’interno del cratere Gale, dove Curiosity è atterrato. Man mano che il rover si è avvicinato a questa straordinaria altura, è apparso evidente come la montagna goda di una struttura stratificata unica, che potrebbe essere stata modellata da millenni di condizioni atmosferiche differenziate. Secondo i ricercatori NASA, pare che dove oggi si trova il cratere vi sia stato un lago o, comunque, una serie di grandi laghi fra loro collegati.


«Se la nostra ipotesi sul monte Sharp fosse solida», spiega lo scienziato Ashwin Vasavada, «sfiderà la nozione che le condizioni atmosferiche tiepide e umide siano state transitorie su Marte oppure solo sotterranee». Secondo gli studiosi, l’antica e spessa atmosfera del pianeta avrebbe improvvisamente sollevato le temperature oltre il punto di congelamento, rendendo così disponibile acqua allo stato liquido in superficie. Non vi è però accordo, così come dati sufficienti, per spiegare come questo processo sia avvenuto.


«Stiamo facendo progressi nel risolvere il mistero del monte Sharp», spiega lo scienziato John Grotzinger, «dove oggi c’è una montagna, un tempo vi potrebbe essere stata una serie di laghi». Si tratta di una teoria del tutto affascinante, che richiede tuttavia ulteriori verifiche. Non appena il rover riuscirà a salire più in alto sulla montagna rocciosa, l’apparecchio sarà in grado di condurre alcuni test specifici per comprendere la composizione chimica delle rocce sedimentate, utili per spiegarne l’evoluzione. E chissà che, insieme all’acqua, non vi sia stata anche su Marte qualche forma rudimentale di vita.


Chi di noi non ha mai immaginato Marte come un pianeta arido e privo di vita? Ci siamo sbagliati, almeno sull’aridità. Mentre gruppi di ricercatori di tutto il mondo cercano ancora di capire se sul Pianeta Rosso ci sia mai stata una qualche forma di vita microbiotica, gli scienziati non possono più ignorare le numerose prove della presenza di acqua sul quarto pianeta del Sistema solare. Nuove osservazioni del rover della NASA Curiosity indicano che il Monte Sharp (raggiunto la sera del 24 settembre scorso) sia formato dai sedimenti depositati nel letto di un grande lago nel corso di decine di milioni di anni. La montagna (alta 5,5 chilometri) si trova al centro del grande Cratere Gale, nel quale il gioiellino su ruote della NASA è arrivato il 6 agosto 2012. I dati raccolti dal rover indicano che il cratere, milioni di anni fa, fosse un gigantesco lago e da questa interpretazione i ricercatori ipotizzano che Marte abbia avuto, in un lontano passato, un clima mite adatto al mantenimento dell’acqua allo stato liquido in numerosi bacini e fiumi sparsi per il pianeta. Nel corso degli anni di missione, rocce sedimentarie e argillose nell’area di Yellowknife Bay e altrove hanno dato prova della possibile presenza di acqua miliardi di anni fa.

«Se la nostra ipotesi regge, possiamo contestare l’idea che caldo e umidità siano stati fenomeni transitori, locali, o presenti solo nel sottosuolo di Marte», ha detto Ashwin Vasavada, scienziato che lavora progetto Curiosity presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena. I ricercatori hanno anche avanzato una «spiegazione più radicale, quella secondo cui l’antica e spessa atmosfera abbia portato le temperature sopra lo zero a livello globale» permettendo all’acqua, ghiacciata o sotto forma di neve, di tornare allo stato liquido, «ma finora non sappiamo come e se sia accaduto».

Il rover a sei ruote ha il compito di trivellare e studiare le rocce marziane, la loro composizione e le differenze in base all’altitudine e alla profondità. Proprio capire il perché della formazione di questi strati all’interno del Monte Sharp è uno degli obiettivi primari per i ricercatori. I diversi sedimenti – un’alternanza tra depositi lacustri, fluviali e altri portati dal vento – testimoniano la storia del lago marziano più grande e longevo di qualsiasi altro bacino scoperto sul Pianeta rosso. «Stiamo facendo progressi nel risolvere il mistero del Monte Sharp», ha spiegato lo scienziato John Grotzinger, del California Institute of Technology (CALTECH) a Pasadena. «Dove oggi c’è una montagna, potrebbe esserci stata una serie di laghi». Man mano che Curiosity “passeggia” lungo le pendici del Monte Sharp «avremo una serie di indizi su come l’atmosfera, l’acqua e i sedimenti hanno interagito. Potremo capire anche come la chimica abbia cambiato i laghi nel tempo. Questa è un’ipotesi sostenuta da ciò che abbiamo osservato finora e che fornisce un quadro di riferimento per il prossimo anno», ha aggiunto.


Il rover della NASA (lanciato nel novembre 2011 nell’ambito della missione Mars Science Laboratory) sta studiando, in queste settimane, gli strati sedimentari più bassi del Monte Sharp, una sezione di roccia a 150 metri di altezza soprannominata formazione Murray, l’unità geologica a cui i ricercatori sono interessati e dove Curiosity è arrivato dopo aver percorso 8 chilometri scattando più di 155.000 immagini. I fiumi hanno portato sabbia e limo all’interno del lago, depositando i sedimenti alla foce del fiume per formare delta simili a quelli trovati sulla Terra. Questo ciclo si è verificato più e più volte. Dopo che il cratere Gale si è riempito per qualche centinaio di metri e i sedimenti si sono induriti fino a trasformarsi in roccia, questi strati sono stati scolpiti nel tempo anche dall’erosione del vento formando, nel corso di milioni di anni, la piccola montagna.

«Abbiamo trovato rocce sedimentarie in quelli che abbiamo immaginato essere piccoli e antichi delta di fiume», ha detto Sanjeev Gupta dell’Imperial College di Londra. «Curiosity ha attraversato il confine tra un ambiente solcato da fiumi e un ambiente dominato da laghi». Il rover della NASA è impegnato nella ricerca di antichi ambienti potenzialmente abitabili, in vista anche di una possibile missione umana sul pianeta nel 2030, magari proprio a bordo di Orion Deep Space, la la prima capsula passeggeri americana del dopo “era Shuttle”.

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