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Luce verde per la caccia al tesoro sulla Luna: “Un nuovo Klondike di platino”

Luce verde per la caccia al tesoro sulla Luna: “Un nuovo Klondike di platino”

LUCE verde per la caccia al tesoro della Luna. Il governo americano è deciso a incoraggiare lo sfruttamento commerciale del satellite, dando l'autorizzazione preliminare a una missione dell'azienda Bigelow Aerospace. La compagnia aerospaziale del Nevada conta, con una spesa iniziale di 12 miliardi di dollari, di far arrivare sul satellite dei moduli abitabili intorno al 2025 e di mettere le mani su quella miniera incontaminata di idrogeno, terre rare, platino, titanio e uranio che si nasconde sotto alla faccia grigia sia della Luna che degli asteroidi più vicini alla Terra.

L'autorizzazione fornita dalla Federal Aviation Administration (l'agenzia federale che regola i lanci spaziali negli Usa) alla Bigelow era ancora redatta in forma riservata quando è stata resa pubblica dalla Reuters. Forse non farà scattare una corsa all'oro affollata come quella del Klondike e si scontra con un buco nero della legislazione internazionale, ma segna una direzione ben precisa nel campo dell'esplorazione spaziale. Intenta a spolpare la Terra come una mela, l'umanità ha da qualche anno iniziato a guardare oltre i confini del pianeta per reperire le risorse di cui ha bisogno. Luna e asteroidi sono un potenziale scrigno ricco di materie prime: idrogeno e uranio per risolvere i problemi energetici, terre rare per costruire cellulari e altri dispositivi elettronici ormai onnipresenti, minerali preziosi come titanio e platino per sfamare l'industria avanzata. Tra le possibili fonti di energia, secondo gli appassionati di fantascienza, la Luna potrebbe anche offrirci un milione di tonnellate di elio-3, un elemento prodotto dal vento solare e capace di alimentare un (del tutto ipotetico) reattore a fusione nucleare per i prossimi 10mila anni.

Oltre alla Bigelow (che quest'anno sperimenterà uno dei suoi moduli abitabili sulla Stazione spaziale internazionale) ai nastri di partenza è pronta un'altra manciata di aziende. La Planetary Resources  -  fondata tra gli altri dal Ceo e dal segretario di Google  -  è più orientata sullo sfruttamento degli asteroidi. Alla Shackleton Energy Company e alla sua idea di costruire una stazione di servizio nello spazio per rifornire di idrogeno i motori dei razzi dedica invece la copertina la rivista Physics World. "Dove c'è ghiaccio c'è combustibile" scrive il giornale, riferendosi agli 1,6 milioni di tonnellate di ghiaccio della Luna e alla possibilità di scinderlo in idrogeno e ossigeno.

Ma ancora più solide rispetto alle aziende sembrano essere le ambizioni dei paesi più assetati di energia. La Cina è ovviamente in pole position. Il programma spaziale di Pechino ha già offerto un allunaggio nel dicembre 2013 (è il terzo paese a realizzarlo dopo Usa e Urss) e promette l'invio di una sonda proprio per raccogliere campioni di suolo lunare. Il paese asiatico sul pianeta Terra è il principale possessore di terre rare, non esita a sfruttare il suo quasi monopolio nelle dispute internazionali e non gradirebbe essere messa fuorigioco da un'invasione extraterrestre di scandio, ittrio, lantanio, promezio e simili.

La stessa missione dell'Agenzia spaziale europea Rosetta  -  che ha fatto atterrare una sonda su una cometa per trivellarne il terreno con un trapano e analizzarlo  -  sarà seguita da un'impresa analoga progettata dalla Nasa per il 2016. L'anno prossimo una nave spaziale americana verrà lanciata in direzione di un asteroide, munita di un braccio robotico per scavare la superficie. Missioni scientifiche, certo, ma con un occhio allo sfruttamento commerciale e alla competizione internazionale.


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