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Ma Straker ci credeva agli alieni?

Freddo, distaccato, silenzioso: l’incontro (ipotetico) con Ed Bishop, l’attore che interpretò il comandante nella serie televisiva «Ufo», alla ricerca dei misteri dell’universo

Se voi come me siete, o siete stati, fissati con gli alieni, allora a voi come me piacerebbe incontrare Ed Bishop (nella foto a destra) - è morto nel 2005 - l’attore che ha interpretato il comandante Straker, nella serie televisiva Ufo. Il comandante dirigeva una base militare, molto segreta, la S.H.A.D.O, occultata nei sotterranei di una casa di produzione cinematografica. Scopo dell’organizzazione? Combattere gli alieni che cercavano di conquistare il nostro pianeta, anche se (sembravano) tuttavia, più che alla florida terra, interessasti ai nostri organi vitali, tanto è vero che ogni loro apparizione lasciava sul campo morti con amputazioni visibili. 

Era un tipo testardo Straker. Sì, poi certo, freddo e distaccato, insomma appariva insensibile, ma aveva perso suo figlio a causa di un attacco Ufo. Un episodio lancinante, perché suo figlio era malato, solo una medicina poteva salvarlo, ma sull’aereo che la trasportava c’erano anche i veicoli della S.H.A.D.O, e questi servivano urgentemente altrove, proprio per contrastare un attacco Ufo e allora, il comandante aveva deciso di deviare la rotta degli aerei, sacrificare il figlio e salvare la comunità degli umani. Come Agamennone che decise di uccidere Ifigenia per permettere alla flotta di ripartire (bloccata dalla bonaccia, il dio del vento era arrabbiato e chissà perché): libertà è sempre libertà della polis, con tutti i drammi tragici che vengono fuori. Straker, appunto da testardo, era riuscito a convincere chi di dovere dell’esistenza degli Ufo e della assoluta necessità di combatterli (e senza creare panico tra la popolazione) mostrando alcune immagini amatoriali. Un certo Peter Carlin - poi sarebbe diventato capitano dello Skydiver e pilota dello Sky One - aveva assistito all’atterraggio di un Ufo. Un incubo per l’uomo che aveva perso sua sorella, cioè, era stata rapita dagli extraterrestri. Nonostante questo, Carlin era riuscito a riprendere il triste evento con una telecamera e grazie a quelle immagini Straker ottenne i necessari finanziamenti. 
Ora Straker sembrava un alieno, caschetto biondo (che nei primi passaggi in Rai , nel 1970 non si poteva vedere, la tv era in bianco e nero, ma poi io avrei collezionato le figurine della serie), pochi sentimenti espressi e tuttavia non c’erano dubbi: era l’uomo che ci proteggeva dagli invasori, testardo nei suoi obiettivi, dunque rassicurante. A lui avrei chiesto non tanto le informazioni sulla serie, quelle ormai ci sono e i dubbi che noi ragazzi avevamo, per esempio: come fanno a produrre quell’inquietante sibilo (attraverso i primi sintetizzatori). Oppure: ma è vero che c’erano riferimenti agli acidi? (sì, all’Lsd). Insomma sono anche uscite le sceneggiature originali e alcune puntate sono state rimontate, quindi molti dubbi sono stati chiariti, per esempio, nell’episodio «Il gatto con dieci vite» viene esaminato un alieno e si scopre che il suo corpo è completamente umano: quindi forse gli alieni potrebbero essere entità incorporee, spiriti, fantasmi, che utilizzano i nostri organi materiali per prolungare la vita. Il contrario di quello che pensiamo: senza la carne lo spirito muore. 
Insomma, gli avrei chiesto se secondo lui, se fatto salvo il suo ruolo di comandante che si batte contro gli alieni, se lui, personalmente, ci credeva alla vita oltre il nostro sistema solare. Insomma, o siamo soli o se esiste qualcosa o qualcuno, è difficile che potremmo incontrarci, scambiarci doni o combattere una guerra, tanta è la distanza e il vuoto siderale . 
È in fondo una di quelle considerazioni che da bambini si evitava di fare, altrimenti tutta la narrazione sarebbe collassata, eppure, in questi anni di affascinante scoperta e inguaribile sana curiosità e che proviene direttamente dai nostri lontani antenati - se l’homo Ergaster non fosse stato curioso, non si sarebbe spinto fuori dall’Africa - se in questi anni di innovazione tecnologica - e lui era il comandante della base più avanzata del mondo, aveva anche un cordless e s’era solo nel 1980 - ecco, insomma se lui in questi anni, spogliato dalla divisa, in pantofole, in relax, guardando il cielo non abbia sentito il peso di quell’incredibile silenzio che proviene dalla spazio. In fondo lui è il personaggio televisivo che ha influenzato la mia curiosità infantile verso l’ignoto, e magari una risposta me la dava. Anche semplice, distaccata, magari niente: una risposta silenziosa. 

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