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Aztec, il secondo -e più agghiacciante- caso Roswell

Il governo americano, e quello di altri paesi del mondo, hanno sottoposto ad una censura ferrea e assurda tutti i fatti e le notizie che riguardavano UFO precipitati. E non esagero affatto, visto che i governi hanno ritenuto opportuno eliminare fisicamente tutti coloro che hanno tentato di svelare il segreto. Di fatto, tutto il personale militare che ha avuto qualcosa a che fare con questi incidenti è sottoposto a giuramento, e questo comporta gravissime conseguenze per quelli che lo infrangono. Il primo caso di collisione di cui si ha riscontro ufficialmente fu quello di Roswell, nello Stato americano del New Mexico, avvenuto nel 1947. A quell'epoca le autorità non avevano ancora organizzato la censura, e per questo la stampa della regione e le stesse autorità militari, ingenuamente, raccontarono il fatto e convocarono la stampa a per fornire le notizie su quanto era accaduto. Ma in seguito le autorità cercarono di attutire l'impatto e il clamore suscitato dalla notizia, facendo in modo che non giungesse ai mezzi di informazione nazionali: intimorirono i contadini e i fattori proprietari del terreno su cui era caduto il disco volante, ammonirono e trasferirono gli ufficiali della vicina base aerea che avevano dato la notizia e ordinarono che sia i civili sia i militari che erano intervenuti per recuperare i resti della nave giurassero di non rivelare a nessuno quello che avevano visto. Le autorità fecero circolare un tal numero di menzogne sul caso che tutti credettero che l'incidente non fosse altro che l'invenzione di qualche strampalato. La maggiore argomentazione fornita dai campi militari per provare che si trattava di una menzogna fu la presentazione di uno dei giganteschi palloni sonda che vengono lanciati nello spazio per prevedere il tempo atmosferico. Fecero pubblicare le foto di questo aerostato in tutti i giornali e le riviste del mondo, accompagnate dalle dichiarazioni degli scienziati più famosi.

Pochi mesi dopo l'incidente di Roswell, sempre nel New Mexico, vi fu un'altra collisione, questa volta in un paesino di nome Aztec. In questo caso, le autorità militari, preoccupati da quanto era avvenuto a Roswell, fecero molta più attenzione fin dall'inizio perché la notizia non fosse divulgata e alle persone che ne erano venute a conoscenza venisse imposto il silenzio. Dei cinque civili che sapevano dettagliatamente quanto era successo, tre furono assassinati (come sempre, in circostanze misteriose, da anonimi); gli altri due furono accusati di falsi delitti e incarcerati; inoltre il giornalista Frank Scully, che scrisse un libro in cui menzionava l'incidente, fu screditato a tal punto che non poté più scrivere nulla, e venne bandito da ogni giornale.
Dovettero trascorrere altri quarant'anni perché, grazie alla fermezza dell'investigatore Steinman, si conoscesse tutta la verità: ad Aztec era veramente precipitato un UFO, che subì solo leggeri danni e che fu recuperato e studiato attentamente da un gruppo di scienziati capeggiati dal dottor Vannevar Bush. Oggi sappiamo per certo che all'interno del disco c'erano i cadaveri di ben 14 extraterrestri.
Il 25 marzo del 1948 tre diversi radar captarono un UFO nei cieli a sud-est degli Stati Uniti. Quando venne individiuato dalle onde radar, l'UFO sembrò perdere il controllo e iniziò a scendere rapidamente. I radar lo seguirono, determinando con una certa precisione il luogo in cui era caduto. Subito si scatenò un frenetico via vai di telefonate, per comunicare alle supreme autorità governative dell'Esercito la notizia. In pochi minuti fu informato il generale Marshall. Questi chiamò il Presidente Truman e le massime autorità dell'Esercito, che affidarono a Marshall, con le dovute cautele, la direzione dei lavori per recuperare il disco volante e i superstiti, se ce ne fossero stati. L'unica famiglia di contadini che viveva lì vicino, e che tra l'altro era proprietaria del terreno dove era caduto l'UFO, venne isolata per tutto il tempo che durò il recupero dell'oggetto, e fu intimorita e minacciata affinché non parlasse con nessuno dell'accaduto. A parte questo, per ordine del Segretario dello Stato, il luogo dove era precipitato l'UFO fu confiscato ai padroni e divenne proprietà dello Stato, che lo recintò e riempì di cartelli di divieto d'accesso. Dopo poche ore si trovavano sul posto tre grandi camion, carichi di ogni tipo di materiale per il recupero, e il gruppo di scienziati, tutti perfettamente istruiti sulla delicatezza della loro missione. La prima cosa che fecero fu stabilire se ci fossero tracce radioattive nei dintorni o all'interno della stessa nave che giaceva a terra un po' inclinata, ma integra nella sua struttura. Verificato dunque che la nave non emettesse alcuna radiazione pericolosa, osarono avvicinarsi e cominciarono un'accurata analisi della parte sterna. La loro attenzione venne richiamata dal fatto che l'apparto, un disco molto appiattito di circa 30 metri di diametro, dava l'impressione di essere costruita di un solo pezzo, senza giunture di alcun tipo. Presentava oblò e finestrini formati da un materiale diverso che, pur sembrando metallico, era trasparente. Gli scienziati osservarono attentamente attraverso gli oblò. Nella sala principale, in cui si trovavano i pannelli di comando, pieni di pulsanti e di oggetti simili ad orologi, si distinguevano perfettamente i corpi di due creature morte, inclinate su pannelli e apparentemente bruciate o molto scure di carnagione, quantunque non ci fosse fumo da nessuna parte. Sembrava che la temperatura fosse salita improvvisamente in pochi secondi, e li avesse "cotti". Di fronte all'impossibilità di penetrare all'interno della nave, in quanto non c'erano porte, e all'impotenza degli strumenti per la saldatura e la perforazione, xhe non riuscivano a trapanare la parte esterna metallica, uno degli scienziati, persona evidentemente pragmatica, colpì con un martello di ferro uno degli oblò. Il finestrino resisté, ma dopo un po' cedette, aprendo un piccolo varco.
Nel frattempo, gli altri scienziati avevano continuato a studiare il modo di raggiungere l'interno del disco, osservando minuziosamente attraverso gli oblò tutti i congegni di comando presenti nella console. Uno di essi vide su una delle pareti un pulsante che sembrava un comando per aprire una porta. Costruirono il grosso palo con il ramo di un pino rinvenuto vicino al disco, lo affilarono in punta e lo introdussero lentamente all'interno, fino a schiacciare il pulsante.
Come per magia si aprì una porta, che cadde verso il basso, nella parte della cabina. Superata la sorpresa, presi dall'emozione, gli scienziati entrarono con cautela all'interno dell'apparato, ciascuno con un compito ben preciso fissato in mente, secondo la loro propria specializzazione. Ad esempio, il dottor Detlev Wulf Bronk, fisiologo e biofisico famoso nel mondo scientifico, si diresse immediatamente verso i cadaveri, per trasportarli fuori dalla nave, per poterli congelare, con le apparecchiature necessarie, al fine di conservarli. 
I dottori Berkner, Heiland e Hunsakeer, in accordo con la propria specializzazione, esaminarono i pannelli di comando e i piccoli cassetti incastonati nella parete, dai quali derivava tutta l'energia propulsiva della nave. La prima cosa che si chiesero  fu come potesse quella macchina straordinaria, con uno spazio tanto ridotto a disposizione, e senza l'ombra di un motore, muoversi così agevolmente. Giunsero presto alla conclusione secondo cui il sistema di propulsione della nave era dovuto da un certo elettromagnetismo e non aveva niente di simile ai nostri motori. Nelle pareti si vedevano iscrizioni, una scrittura simile a quella già vista da qualche parte; e non solo questo, c'erano alcuni pulsanti che si accendevano e spegnevano ritmicamente, e si sentiva un "bip bip" che indicava chiaramente come tutti quegli strumenti complessi stessero ancora funzionando. Qualcuno riuscì ad aprire una porticina che conduceva ad una stanza interna, una specie di dormitorio dove gli scienziati ebbero un'altra straordinaria sorpresa. Stesi al suolo, i cadaveri di 12 piccole creature, di circa 1,2 metri di statura, con la pelle bruciacchiata come i due cadaveri rinvenuti nella cabina di pilotaggio. Il dottor Bronk ordinò immediatamente di trasportarli fuori dalla nave, a terra, dove furono coperti da un telo prima di essere trasportati a Los Alamos.
A quel punto il problema che gli scienziati dovevano affrontare era quello di trasportare quella mole spaventosa, di 30 metri di diametro, tenendo conto che tutti gli strumenti usati per infrangerla erano andati distrutti. Le seghe e i trapani di diamante, e gli strumenti più sofisticati su cui contava la scienza, su cui contava la scienza, si ruppero in pochi secondi. Uno scienziato più tenace degli altri trovò la soluzione. Esaminando minuziosamente l'inerno della nave, scoprì alcune strane leve che si trovavano sulla parete a distanze fisse. Spinse una di queste e notò che si apriva una specie di scanalatura che continuava verso il fondo, della parte della cabina. Scoprì così il segreto per smantellare la nave. Azionando tutte le leve, il disco si smembrò in spicchi, come se fosse stato un'arancia. Con estrema attenzione fu caricato su grossi camione trasportato provvisoriamente alla base militare di Los Alamos, dove venne riassemblato e dove rimase per più di un anno.
Quando fu l'ora di andarsene, il professor Bush fece molta attenzione a cancellare ogni indizio sul terreno dove l'UFO si era schiantato. Diede l'ordine di pulire completamente l'area, cancellando ogni traccia di olio o di grasso e non lasciandovi nemmeno una vite, né le orme delle ruote dei camion.Tuttavia, non riuscì a rimettere in piedi i pini sfrondati e gli arbusti sradicati dallo schianto dell'UFO, per cui circondò l'intero territorio con una rete metallica, che riempì di cartelli che dicevano - No entry. Federal property -, divieto che impone grande rispetto.
Articolo tratto dal libro "Storia del Fenomeno UFO", della serie "I Libri de L'IGNOTO", Hobby & Works, 1993.

1 commento:

  1. Se non volevano che la notizia trapelasse tutti i protocolli
    di massima sicurezza furono "carta straccia".

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